martedì 27 febbraio 2018

NEI VILLAGGI DEL SENEGAL I MIRACOLI ESISTONO ANCORA

Il sole nel villaggio di B., sperduto nella savana infinita del Saloum, cominciava a calare, le ombre ad allungarsi e non avevamo più tanto tempo.
"Diamo presto un saluto anche alle famiglie dei due talibés che sono rimasti a Dakar - mi dice Sylvestre, volontario di Janghi - sicuramente farà loro piacere".

Era tutto il giorno che ci spostavamo, lui, Lala (un altra volontaria Janghi) ed io sulle piste sabbiose, da un villaggio all'altro,

per incontrare le famiglie dei bambini talibés che a Dakar, grazie a Janghi, eravamo riusciti ad iscrivere a scuola cercando di dare loro una maggiore opportunità che quella offerta dal solo Daara, scuola coranica, alla quale i genitori li avevano destinati.

Sempre grazie a Janghi abbiamo anche cercato di migliorare le loro condizioni di vita estremamente difficili dipendenti totalmente da quanto riuscivano a raccogliere mendicando per le strade di Dakar. Il pagare loro il posto sul pullman per potere andare a casa con il responsabile del Daara all'occasione della festa religiosa annuale, il Gamou e rivedere dopo anni di lontananza i loro genitori fa parte dele azioni di Janghi per sostenere i diritti elementari di questi bambini. E quest'anno anche noi di Janghi abbiamo voluto seguirli.
Ed eccoci dalla mamma di Mandao Ndao. Il suo bambino non era venuto quest'anno perchè il pullman era pieno e lui era venuto l'anno precedente.


Sua mamma ci accoglie con gioia e dopo aver chiacchierato un po ci accompagna a visitare il villaggio.
Ad un certo punto vedo per terra, ai bordi del sentiero sabbioso, un bambinetto di nemmeno due anni che giocava mezzo nudo da solo. Lo guardo e riconosco gli occhi e il sorriso di Yeli, un piccolo talibé, anche lui rimasto a Dakar. "Dev'essere il fratellino di Yeli, chiedo alla nostra accompagnatrice. "Si - mi risponde lei- sua mamma pero non c'è, è partita da stamattina, ma possiamo andare a salutare la nonna.

La nonna ci accoglie con un bel sorriso ma rapidamente comincia a dirci tutta la sua rabbia per l'assenza della mamma di Yeli, moglie di suo figlio. Allora la nostra accompagnatrice le dice che ci porta a salutare il papà di Yeli.
Lo troviamo solo, chiuso nella sua capanna, in fondo al villaggio. La nostra accompagnatrice riesce, non senza difficioltà  ad aprire la porta di lamiera.
Era accasciato su di una sedia, con l'aria sofferente, una gamba gonfia e sollevata a cavallo  del manico della sedia. Si scusa che non puo alzarsi a salutarci.
Gli chiedo cos'ha, e mentre lui mi spiega che da 4 giorni non riesce a nè a muoversi nè a dormire dal dolore, gli tocco il piede gonfissimo e caldo. Ha la febbre alta. Capisco che ha una grave infezione nata da una piccola ferita non curata. Gli chiedo perchè non è andato nella struttura sanitaria più vicina.
"Aspetto che mi passi - mi dice - la struttura sanitaria è lontana dal villaggio e non ho più niente per poter pagare trasporto e cure e anche se avessi qualcosa lo utilizzerei per dare da mangiare alla famiglia". Poi mette la testa fra le mani per nascondere il viso e guarda in basso: " ci voleva anche questa malattia.... non so più che fare, non riescio neppure a dare il minimo ai miei figli, anche l'ultimo so che non avro' neppure i mezzi per fargli la circoncisione... finirà anche lui al Daara a Dakar..."
Con Lala e Sylvestre decidiamo di dargli i soldi per il trasporto a Kaffrine, la cittadina più vicina, dove c'è un ospedale e per pagare medicazioni e antibiotici. Gli spiego che la sua malattia è grave e deve assolutamente andare l'indomani mattina e tenere i soldi per curarsi.
Lo salutiamo e ci dirigiamo in silenzio verso la macchina.
Non eravamo affatto sereni. Sapevo benissimo che non era cosi' che avremo risolto il problema. Passare ancora una notte con quel febbrone e quel dolore era duro e rischioso. Il trasporto era un altro grosso problema. Era un villaggio sperduto, lontano da qualsiasi altro centro abitato e non passavano mai automobili perchè la strada sabbiosa era difficilmente praticabile. L'unico mezzo sarebbe stato un carretto di legno instabile e scomodissimo, tirato dal cavallo o più probabilmente da un asino che ci avrebbe messo un eternità ad arrivare in città.

Sapevo che l'unica cosa da fare era portarlo noi con la nostra macchina. Ma era tardi, il sole era calato e prima di arrivare a Kaffrine sarebbe stato buio e ho difficoltà a guidare al buio. Inoltre dopo non sarei riuscita a ritrovare il villaggio dove alloggiavamo perchè era molto lontano da Kaffrine, sempre su piste di sabbia.
Non sapevo che fare e mi sentivo sempre peggio.
Apro le portiere della macchina per fare entrare Lala e Sylvestre ma rimango li in piedi a guardare verso la capanna del papà di Yeli pochi metri più indietro, alla fine del villaggio dove comincia la savana con i grandi baobab.
La coscienza non mi lasciava in pace e continuavo a chiedermi cosa fare.


Ed ecco che improvvisamente ho una visione...... a sinistra dopo quell'ultima povera capanna, da dietro il grande baobab dove non si vede neppure la traccia di un sentiero di sabbia, uscita dal nulla cosa vedo?
Un ambulanza tutta bianca con su scritto Distretto Sanitario di Kaffrine che avanza lentamente verso di noi. Mi stropiccio gli occhi. Il sole e i rimorsi devono avermi fatto uno brutto scherzo perchè ora ho le visioni....
Ma visioni o no mi piazzo davanti per fermarla.
Si è fermata e un signore scende. Non è una visione. E' vera.
Tiro fuori la mia carta di medico, gliela mostro e dico che c'è un malato grave che ha bisogno di essere portato in ospedale.
Il signore dell'ambulanza mi dice di chiamarlo e di fare presto perché stanno portando un altro malato grave all'ospedale di Kaffrine..
La nostra accompagnatrice è corsa a prendere il papà di Yeri. Lo sorregge anche la nonna, sua madre che partirà con lui.

Tutto il villaggio accorre. Non avevano mai visto un ambulanza passare di li.

Lo sdraiano sul lettino. Chiudono le porte e l'ambulanza attraversa il villaggio per sparire dall'altra parte.
Io rimango a bocca aperta a quardare la visione che si allontana.....
E' la prima volta che un ambulanza passa da quel villaggio ed è passata proprio quel giorno, quel preciso momento, in quel preciso luogo, accanto alla capanna del padre di Yeri e accanto alla macchina dove ero in piedi a cercare di gestire la mia coscienza.

Ho capito che è un miracolo. Un miracolo legato all'energia meravigliosa che c'è ancora in certi villaggi sperduti della savana africana, dove la gente vive con la natura e la spiritualità.
Avevo passato tutta la notte prima alla cerimonia religiosa del Gamou, in mezzo a canti religiosi, preghiere, benedizioni e persone in transe C'ero andata per fare piacere e rispondere all'invito del responsabile del Daara perchè ha dimostrato una grande fiducia nei nostri progetti mandando tutti i talibé che lo desiderano alla Scuola di Enfance et Paix.
Avevo passato tutta la giornata fra baobab, capanne e gente che malgrado le difficoltà sapeva mantenere la dignità e la speranza.
Non sono religiosa ma l'energia che si sente in questi posti ti fa capire perchè qui i miracoli sono ancora possibili.






martedì 20 febbraio 2018

RAPPORT DES VOLONTAIRES SYLVESTRE ET LALA SUR LE VOYAGE A NIAHENE



Niahène est le village d’origine de l’imam Niah, le responsable du Daara de Mame Khalifa Niass aux Parcelles Assainies. Parmi les 3 Daaras qui collaborent avec le projet de Janghi en permettant à leurs talibés de venir fréquenter l’Ecole de Enfance et Paix, celui de Mame Khalifa Niass est le plus engagé, avec le plus grand nombre de talibés présents à l’école.
Chaque année l’Imam Niah organise le Gamou dans son village et à cette occasion il amène avec lui quelques talibés qui peuvent ainsi revoir leurs parents car ils sont presque tous originaires de Niahene ou des villages environnants.
Depuis l’année dernière Janghi donne un appui pour le transport permettant ainsi à un nombre beaucoup plus élevé de talibés de retourner chez eux.
Cette année nous avons répondu tous les trois, Lala, Sylvestre et Mme Mbow, à l’invitation de l’imam de nous rendre a Niahène pour participer au Gamou.
C’était une occasion pour connaitre de plus près les familles et milieux d’origine des talibés que nous soutenons.




COMPTE RENDU DE LALA ET SYLVESTRE


02/02/18
Départ sur Dakar a 11h. Après 280km vers le sud est nous sommes arrivés à Niahène à17h.
Un accueil chaleureux des talibés et de l’Imam, suivi d’une présentation des invites au Gamou qui venaient le saluer dans sa case.
Entre temps les talibés nous ont amené nos bagages dans la case qui nous avait été réservé pour l’occasion.



L’imam nous a expliqué le programme de la soirée avec le début de la cérémonie du Gamou prevue à 23h ce qui nous a permis d’aller découvrir le village et ses habitants.






A 23h nous nous sommes rendu au   du gamou ou les gens du village de l’imam et ses invites dont le khalife de Leona niassene CHEIKH TIDIANE NIASS était présent.

Le début du gamou était marque par des chants religieux et des louanges du prophète Mouhamed (psl) de temps en temps des discours et présentation des invites. L’imam a souligné l’enseignement de Baye Niass et surtout homogénéité et l’universalité de lislam.
Nous sommes rest2s sur les lieux jusqu’à la fin de la cérémonie à 6h du matin. 

03/02/18
Juste apres la cérémonie, pendant que nous essayons de dormir un peu, les enfants talibés venus quelques jours auparavant de Dakar, partaient pour leurs villages respectifs pour saluer les parents car leur retour au Daara était prévu déjà le lendemain avec le bus qui les attendait à Niahène.

Trois talibés: Abdou Ndiaye, son frère Aliou et El hadj Sy nous attendaient pour nous guider jusqu'à chez eux et profiter du passage. Nous sommes partis a 11h mais comme ils ne reconnaissaient plus bien le chemin vers leur village nous avons failli nous perdre.

Ils ont preferé donc qu'on passe dabord a Toune, chez l’oustaz Wilane, adjoint de l'Imam, qui leur apprend le Coran au Daara et qui nous aurait indiqué le chemin.

L’oustaz nous a accompagné a Kebe Thiéyène

voir les parents d’Abdou et Aliou

ainsi que ceux de El Hadji qui ne les voiait pas depuis 6 ans lorsqu’il était venu au Daara à Dakar en 2012 a l’age de 4 ans. Il fait connaissance abvec sont petit frère qu'il n'avait jamais vu.


.






et nous parlons aussi avec sa grand mère qui est heureuse d'avoir revu sont petit fils.

Les parents de Abdou et Aliou ont voulu qu’on partage le repas chez eux mais la maman de El Hadji a voulu elle aussi nous amener son plat.

Nous avons parlé avec les parents des enfants sur l’importance des extraits de naissance et ils nous ont promis qu’ils feront le necessaire et les remettront à l’oustaz avant qu’il ne rentre à Dakar.


Nous sommes ensuite partis pour Bentenké chez Kabou



et chez Ousseynou


Ils nous avaient devancé depuis le matin très tot et nous attendaient avec leur familles qui montraient la joie de les avoir revus.   

Nous sommes allés voir aussi les familles des talibés du village qui n’ont pas pu faire le déplacement. C’est ainsi que nous avons rencontré la maman de Mandao Ndao qui nous a accompagné partout. (2943)

Elle nous a montré les enfants de l’école coranique du village qui étaient en train de prier.

Elle nous a expliqué que l'école coranique était beaucoup plus frequentée que l’école formellme publique, plus éloignée et avec seulement 2 classes ne permettant meme pas de terminer le cycle primaire. 

Elle nous a accompagné chez la grand-mère de Yeri (un autre talibé resté à Dakar)

qui se plaignait de l’absence de la mère de l’enfant et qui nous a dit d’aller voir le père qui était seul. On le retrouve enferme dans sa case avec une grosse infection du pied qui l’empêche de marcher depuis 4 jours.
Mme Mbow racontera elle-même ce qui s’est passé d’extraordinaire dans cette rencontre.

04/02/18
A notre dernier jour nous avons fait le tour du village de Niahène pour rencontrer les parents des enfants talibés originaires du village.

Nous nous sommes rendu chez les parents de Babacar et Sidi Lamine Niah ensuite chez Mansour Niah.



A chaque fois les parents nous accueillaient avec beaucoup de joie et avant notre depart ils cherchaient toujours un cadeau a nous donner que ca soit des arachides (gerte) du pain de singe (buye), ou des jujub (sidem). 
Et nous avons pu encore nous plonger au village et voir la vie des autres membres des familles des talibés. Nous avons découvert par exemple que beaucoup de talibés ont des soeurs qui vont à l'école et certaines meme au collège. 



Dans l'apres midi nous sommes allés a Diokoul village qui se trouve a 3 km de Niahene et nous avons rencontre les parents de Modou Ba et ceux de de Babacar Ba



Nous avons encore insisté pour que leurs enfants aient les extraits de naissance et avons promis de fornir de l'aide pour cela en cas de besoin.








martedì 24 ottobre 2017

NOTA SULLA STRATEGIA UTILIZZATA NEL PROGETTO PER L’INSERZIONE SCOLASTICA DEI BAMBINI ESCLUSI DAL SISTEMA EDUCATIVO PUBBLICO E DEI BAMBINI TALIBES

Janghi Onlus ha come obiettivo l’inserimento scolastico dei bambini che per varie ragioni non possono frequentare il Sistema pubblico e non hanno I mezzi per andare nel privato.

A Dakar la maggior parte di questi bambini proviene da famiglie molto povere, spesso analfabete, spesso originarie della campagna o immigrati da paesi limitrofi (Guinea, Guinea Bissau, Gambia).. 

Questi bambini sono nati in casa, spesso in un villaggio lontano e non sono mai stati dichiarati alla nascita per cui non hanno l’estratto di nascita indispensabile all’iscrizione alla scuola pubblica. Inoltre molti genitori vogliono che I loro figli imparino il Corano prima di iniziare la scuola. Questo avviene spesso dopo gli 8 anni per cui la scuola pubblica non li può prendere perché c’è un’età limite d’iscrizione alle elementari.



L’altro gruppo di bambini che non frequenta la scuola sono I “talibés” destinati dalle famiglie ad un percorso educativo esclusivamente religioso. Fin dai 6-7 anni di età (spesso anche prima, 4-5) vengono affidati ad un “marabout” o guida religiosa conosciuta nella regione di provenienza dei bambini, che spesso vive lontano dal luogo d’origine, nel nostro caso Dakar, in una comunità chiamata DAARA e insegna loro il Corano: devono saperlo recitare a memoria e poi anche leggere e scrivere, il tutto in arabo antico, quello in cui il Corano è stato scritto.

Janghi lavora insieme ad una ONG Senegalese, legalmente riconosciuta e attiva da più di 30 anni, 

ENFANCE ET PAIX, che ha creato a Dakar, nella periferia, una scuola per accogliere I bambini esclusi dal Sistema pubblico e troppo poveri per andare in una scuola privata.

Questa scuola, che va dalla scuola materna fino alla 3ème (secondo ginnasio o secondo liceo), non riceve aiuti dallo stato, per cui, per permettere di coprire le spese, l’ONG è costretta a chiedere una retta scolastica ai genitori. C’è quindi una retta scolastica di base (nettamente inferiore a quella delle scuole private) che però viene abbassata o adattata a seconda delle possibilità delle famiglie. Per queste stesse ragioni di dover coprire I costi, l’ONG accoglie anche bambini non esclusi dal Sistema scolastico ma i cui genitori preferiscono iscriverli li per offrire loro un migliore insegnamento. Le scuole pubbliche elementari, con classi di 80-100 bambini, infatti non hanno le condizioni per offrire un buon insegnamento. 

Con l’arrivo di Janghi nel 2013 la scuola di Enfance et Paix ha potuto accogliere anche bambini che non avevano la possibilità di pagare neanche una cifra minima. Ed è questo che ha dato la possibilità alla scuola di accogliere anche I talibés.

L’obiettivo di Janghi e di Enfance et Paix è di permettere a questi bambini, presi in carico, ogni qualvolta è possibile, di arrivare alle condizioni per accedere alla scuola pubblica o per lo meno di ottenere un diploma di stato valido di fine di studi elementari (5a elementare) o il BEFM (Brevet études superieures) del 2o ginnasio.

Oltre alla scuola, Janghi si occupa anche di assicurare a questi bambini particolarmente vulnerabili, condizioni minimali di salute, alimentazione e protezione.


Nella scuola di Enfance et Paix,  i bambini non talibés, e i bambini talibés che hanno integrato le classi normali, seguono il percorso di studio ufficiale del Sistema educativo nazionale Senegalese.

Per i talibés che iniziano o per i quali il marabout concede solo ore limitate e prestabilite, è stato creato un Sistema speciale di preparazione all’inserimento nelle classi normali possibilmente quelle corrispondenti all’età del bambino.

Infatti I talibés hanno caratteristiche particolari:
  • Hanno età diverse, dai 5 ai 18 anni
  • Sono abituati a sbrogliarsela da soli per tutto ciò che riguarda la vita corrente anche per strada e a comunicare con gli estranei per ottenere l’elemosina o contributo per il DAARA
  • Non sanno il francese ma conoscono diverse lingue locali
  • Non hanno mai imparato a leggere o scrivere in francese ma quelli che hanno già fatto almeno un anno di scuola coranica sanno leggere e scrivere almeno alcune frasi in arabo del Corano
  • Hanno una memoria molto sviluppata
  • Sono allenati a fare grandi sforzi di memorizzazione e impegno nello studio
  • Non sono abituati a cercare di capire cosa studiano, il significato di ciò che studiano, né a porre domande o ad avere uno spirito critico verso ciò che studiano.
  • Quando hanno la possibilità di studiare qualcosa che capiscono sono molto attenti ed interessati
  • Sono abituati a ricevere punizioni corporali quando non ripetono correttamente ciò che l’insegnante coranico ha chiesto loro di imparare
  • Le loro giornate sono molto impegnative. Cominciano a studiare e recitare Il Corano ogni giorno alle 4-5 del mattino, prima dell’alba, subito dopo la preghiera, e finiscono la giornata studiando fino anche dopo le 11 di sera, tutti I giorni, compresi sabato e domenica, tranne il giovedì.
  • Quando non studiano il Corano devono andare a mendicare per l’alimentazione e spese varie loro e del loro DAARA
  • Vivono lontano dalle loro famiglie che vedono, quando va bene, per pochi giorni, una volta ogni 2 o 3 anni
  • La decisione di venire alla scuola di Enfance et Paix ed integrare il sistema scolastico nazionale laico è loro. Nessuno li costringe né incoraggia. Per il marabout e i loro genitori la priorità resta la memorizzazione del Corano.

   
Per tenere conto di tutte queste particolarità la scuola di Enfance et Paix ha dovuto mettere in piedi un Sistema educativo speciale, iniziato nel 2013 e migliorato continuamente.

I talibés iniziano tutti insieme nella CLASSE SPECIALE I, separati in 2 o 3 piccoli gruppi per fasce d’età. In questa classe iniziano ad imparare le nozioni di base della ,atematica, la lingua francese e a leggere e scrivere in francese.


Gli orari e giorni di studio sono adattati alle esigenze del DAARA (fuori dalle ore di Corano).
Alla fine dell’anno i talibés che sono riusciti ad imparare abbastanza per poter integrare le classi normali corrispondenti alla loro età (o non troppo lontani dalla loro età) vengono integrati nella classe normale. 

Gli altri, a seconda dei risultati, passano alla CLASSE SPECIALE II o alla CLASSE SPECIALE III.
Ma che siano nelle classi speciali o integrati in quelle normali, i talibés hanno l'opportunità di essere integrati in una scuola insieme agli altri bambini della loro età.

L’insegnamento nelle classi speciali è dunque particolare e non esiste in Senegal un’esperienza simile alla quale potersi ispirare.

Ma proprio per questo resta un’esperienza creativa veramente interessante che, se riesce, potrà essere utilizzata sia dal governo senegalese che da chiunque desideri offrire ai bambini talibés la possibilità di scegliere e crearsi un futuro






sabato 1 aprile 2017

FORMATION DE TALIBES ET ELEVES VOLONTAIRES POUR LA SANTE

Depuis 3 ans, chaque début d'année scolaire, avec l'aide de volontaires dee Janghi (Alessandro nutritionniste, Antonio tecnicien de la santé qui viennent d'Italie et Sylvestre, Ahmad, Dr Alexander et autres du Sénégal) nous faisons une visite médicale et nutritionnelle de tous les enfants de l'Ecole de Enfance et Paix et des trois Daaras avec qui nous collaborons.

La visite annuelle permet de dépister plusieures maladies et nous essayons avec l'appui aussi de nos sympathisants, comme Valérie, de fournir les soins et médicaments pour tous ceux parmi eux qui n'en ont pas les moyens, comme les talibés.

Mais un problème se pose: au Daara qui va administrer les médicaments aux talibés? Comment vont-ils savoir respecter le dosage, l'horaire et la durée d'administration? Où vont-ils garder les médicaments?
En cas de dépistage de dénutrition, qui va assurer une alimentation adaptée à l'enfant? Comment aider le Daara a prendre les mesures adéquates?
Et comment aider à prevenir la plupart des maladies que nous rencontrons et qui sont liées au manque d'hygiène?
En plus la santé ne conceerne pas seulement le corps. Comment faire comprendre aux encadreurs que si un enfant change brusquement de comportement, commence par exemple à faire pipi au lit, ça ne signifie pas nécessairement qu'il est tétu et désobeissant, mais qu'il pourrait peut etre avoir un problème psychologique? 
Comment faire comprendre aussi qu'il est inadmissible de voir un enfant couvert de cicatrices de coups de fouet?

C'est ainsi que Janghi et Enfance et Paix ont décidé d'organiser une formation pour des talibés volontaires de la santé. On a demandé que les responsable (Seigne) des Daaras choisissent parmi leurs talibés plus instruits au moins deux volontaires pour veiller à la santé de leurs camerades.
On a ensuite pensé à inclure dans la formation aussi deux élèves volontaires de l'Ecole, non talibés.


Les objectifs de la formation ont été donc formulés en fonction des problèmes posé plus haut :

Objectif général
permettre au volontaire de santé au Daara, de veiller au bien être physique et psychologique du talibé et savoir prendre les mesures nécessaires pour prévenir, soulager, faire diagnostiquer et assurer la prescription du médecin pour les maladies plus fréquents rencontrées dans leur milieu.

Objectifs spécifiques
A la fin de cette formation le talibé volontaire pour la santé sera capable de:
  1. Expliquer l'origine des infections qu'ils rencontrent plus souvent, la notion de micro-organisme pathogène, les modes de transmission et la place de l’hygiène dans la prévention. 
  2. Reconnaitre les maladies de la peau plus fréquentes dans leur milieu (gale, teigne du cuir chevelu, infections cutanées), comment les prévenir et les principes du traitement
  3. Comprendre le rôle d’alerte de la fièvre et de la douleur, comment les soulager en attendant de voir le médecin pour en traiter la cause
  4. Expliquer les notions de base sur le paludisme, son mode de transmission, sa prévention, et en quoi consiste sa gravité
  5. Reconnaitre les signes de la grippe et des maladies respiratoires qui peuvent en découler, leur mode de transmission, leur prévention. 
  6. Asthme et allergies liées à la pollution atmosphérique.
  7. Expliquer l'origine des maladies diarrhéiques ou "maladie des mains sales", leur mode de transmission, leur prévention et comment éviter la déshydratation qui en consiste la gravité
  8. Expliquer la cause des vers intestinaux, l'aspect de ceux visibles à l'oeil nu, les signes, la prevention.
  9. Remplir et classer les fiches des talibés malades et comment y inscrire les modalités d'administration des médicaments en respectant l’horaire et le dosage
  10. Conserver correctement les médicaments et produits de soins dans la boite à pharmacie
  11. Organiser une meilleure hygiène personnelle et environnementale des talibés au Daara
  12. Comprendre le rôle des différents types d'aliments dans le maintien de la santé et l'importance d'une alimentation équilibrée
  13. Reconnaitre les signes de malaise psychologique et comment essayer de le prendre en charge
  14. Connaitre les droits fondamentaux de l’enfant y compris dans le cadre de l’Islam et comment veiller à ce qu’ils soient respectés


La méthodologie

La formation s’est déroulée en 5 jours et comprenait:
  • Une partie théorique, chaque après-midi de 15h a 18h, administrée par Dr Maria Laura Mbow pour les 11 Objectifs spécifiques et par Abdoulaye et Mamady Sadio pour le 11ème objectif.
  • Une partie pratique se déroulait le matin, au niveau des Daaras, où Sylvestre aidait à la mise en application des notions expliquées la veille.





La partie théorique était faite en wolof avec quelques illustrations imprimées (maladies de la peau, microbes et parassites, mode de transmission, les 4 gropes d'aliments)




 et l'observation de quelques signes de maladies sur des talibés ayant accepté de venir les montrer (maladies de la peau et caries dentaires). .
.





Chaque notion expliquée était suivie d'une discussion







Le cours sur les droits de l'enfant fait par Abdoulaye et Mamady Sadio a été suivi d'une discussion particulièrement passionnante et a vu la participation active de tous. Les talibés ont su montrer comment l'Islam soutient le droit des enfants. 





Le dernier jour a été consacré au rappel des notions et à leur concrétisation.
On est revenus sur la notion de microbes, le mode de transmission et l'importance de l'hygiène et il y a eu à ce propos un travail de groupes (un groupe pour chaque Daara et un pour l'Ecole). Chaque groupe a élaboré un programme de néttoyage regulier dans sa structure qu'ils s'engage à realiser. Un comité de suivi des engagements à été crée par les enseignants de l'ecole.

Le matériel
Chaque groupe (les 2 Daaras et l'Ecole) a réçu un kit de produits d'hygiène et une Boite à Pharmacie équipée d'un thermomètre, de differents produits et matériel pour désinfection et pansement de plaies et quelques médicaments de premier secours (pour calmer la fièvre et les douleurs et pour calmer les maux de ventre). Dans la boite à pharmacie il ya aussi un casier avec les fiches à remplir pour les malades sous traitement. Des exercises de remplissage et utilisation des fiches ont été faits. 
Les participants
La formation avait été prévue au début pour les six volontaires talibés des 3 Daaras  et deux élèves volontaires de l'école. Mais dès le début quelques enseignants de l'Ecole ont demandé à se joindre au groupe suivi ensuite par d'autres élèves. Malgré l'absence d'un des Daaras (son responsable étant malade) la formation a vu une participation bien au dela de ce qui était prevu. De 14 participants le 1er jour on est passé à 16 le 2ème jour, 18 le 3ème et 4ème jour pour terminer avec 22 le 5ème jour. 
Le groupe était heterogène avec 9 talibés (dont un est en realité un oustaz), 8 élèves et 5 enseignants, Cela n'a pas empeché à tous les participants de prendre la parole, poser des questions, répondre, expliquer. On ne voyait plus la différence entre talibé, oustaz, élève et enseignant de l'école et tous ont montré le meme intéret et la meme passion à participer à quelque chose qui n'était ni obligatoire ni remuneré.
Les témoignages à la fin de la formation ont été émouvants aussi bien celux des talibés que ceux des élèves ou des enseignants. Tous ont dit la joie d'apprendre des nouvelles choses et de savoir qu'ils pourront les utiliser pour aider les autres. Une élève a dit que son rève est de devenir un jour sagefemme, et qu'avec cette formation elle a l'impression que le reve a commencé à se réaliser.