martedì 27 febbraio 2018

NEI VILLAGGI DEL SENEGAL I MIRACOLI ESISTONO ANCORA

Il sole nel villaggio di B., sperduto nella savana infinita del Saloum, cominciava a calare, le ombre ad allungarsi e non avevamo più tanto tempo.
"Diamo presto un saluto anche alle famiglie dei due talibés che sono rimasti a Dakar - mi dice Sylvestre, volontario di Janghi - sicuramente farà loro piacere".

Era tutto il giorno che ci spostavamo, lui, Lala (un altra volontaria Janghi) ed io sulle piste sabbiose, da un villaggio all'altro,

per incontrare le famiglie dei bambini talibés che a Dakar, grazie a Janghi, eravamo riusciti ad iscrivere a scuola cercando di dare loro una maggiore opportunità che quella offerta dal solo Daara, scuola coranica, alla quale i genitori li avevano destinati.

Sempre grazie a Janghi abbiamo anche cercato di migliorare le loro condizioni di vita estremamente difficili dipendenti totalmente da quanto riuscivano a raccogliere mendicando per le strade di Dakar. Il pagare loro il posto sul pullman per potere andare a casa con il responsabile del Daara all'occasione della festa religiosa annuale, il Gamou e rivedere dopo anni di lontananza i loro genitori fa parte dele azioni di Janghi per sostenere i diritti elementari di questi bambini. E quest'anno anche noi di Janghi abbiamo voluto seguirli.
Ed eccoci dalla mamma di Mandao Ndao. Il suo bambino non era venuto quest'anno perchè il pullman era pieno e lui era venuto l'anno precedente.


Sua mamma ci accoglie con gioia e dopo aver chiacchierato un po ci accompagna a visitare il villaggio.
Ad un certo punto vedo per terra, ai bordi del sentiero sabbioso, un bambinetto di nemmeno due anni che giocava mezzo nudo da solo. Lo guardo e riconosco gli occhi e il sorriso di Yeli, un piccolo talibé, anche lui rimasto a Dakar. "Dev'essere il fratellino di Yeli, chiedo alla nostra accompagnatrice. "Si - mi risponde lei- sua mamma pero non c'è, è partita da stamattina, ma possiamo andare a salutare la nonna.

La nonna ci accoglie con un bel sorriso ma rapidamente comincia a dirci tutta la sua rabbia per l'assenza della mamma di Yeli, moglie di suo figlio. Allora la nostra accompagnatrice le dice che ci porta a salutare il papà di Yeli.
Lo troviamo solo, chiuso nella sua capanna, in fondo al villaggio. La nostra accompagnatrice riesce, non senza difficioltà  ad aprire la porta di lamiera.
Era accasciato su di una sedia, con l'aria sofferente, una gamba gonfia e sollevata a cavallo  del manico della sedia. Si scusa che non puo alzarsi a salutarci.
Gli chiedo cos'ha, e mentre lui mi spiega che da 4 giorni non riesce a nè a muoversi nè a dormire dal dolore, gli tocco il piede gonfissimo e caldo. Ha la febbre alta. Capisco che ha una grave infezione nata da una piccola ferita non curata. Gli chiedo perchè non è andato nella struttura sanitaria più vicina.
"Aspetto che mi passi - mi dice - la struttura sanitaria è lontana dal villaggio e non ho più niente per poter pagare trasporto e cure e anche se avessi qualcosa lo utilizzerei per dare da mangiare alla famiglia". Poi mette la testa fra le mani per nascondere il viso e guarda in basso: " ci voleva anche questa malattia.... non so più che fare, non riescio neppure a dare il minimo ai miei figli, anche l'ultimo so che non avro' neppure i mezzi per fargli la circoncisione... finirà anche lui al Daara a Dakar..."
Con Lala e Sylvestre decidiamo di dargli i soldi per il trasporto a Kaffrine, la cittadina più vicina, dove c'è un ospedale e per pagare medicazioni e antibiotici. Gli spiego che la sua malattia è grave e deve assolutamente andare l'indomani mattina e tenere i soldi per curarsi.
Lo salutiamo e ci dirigiamo in silenzio verso la macchina.
Non eravamo affatto sereni. Sapevo benissimo che non era cosi' che avremo risolto il problema. Passare ancora una notte con quel febbrone e quel dolore era duro e rischioso. Il trasporto era un altro grosso problema. Era un villaggio sperduto, lontano da qualsiasi altro centro abitato e non passavano mai automobili perchè la strada sabbiosa era difficilmente praticabile. L'unico mezzo sarebbe stato un carretto di legno instabile e scomodissimo, tirato dal cavallo o più probabilmente da un asino che ci avrebbe messo un eternità ad arrivare in città.

Sapevo che l'unica cosa da fare era portarlo noi con la nostra macchina. Ma era tardi, il sole era calato e prima di arrivare a Kaffrine sarebbe stato buio e ho difficoltà a guidare al buio. Inoltre dopo non sarei riuscita a ritrovare il villaggio dove alloggiavamo perchè era molto lontano da Kaffrine, sempre su piste di sabbia.
Non sapevo che fare e mi sentivo sempre peggio.
Apro le portiere della macchina per fare entrare Lala e Sylvestre ma rimango li in piedi a guardare verso la capanna del papà di Yeli pochi metri più indietro, alla fine del villaggio dove comincia la savana con i grandi baobab.
La coscienza non mi lasciava in pace e continuavo a chiedermi cosa fare.


Ed ecco che improvvisamente ho una visione...... a sinistra dopo quell'ultima povera capanna, da dietro il grande baobab dove non si vede neppure la traccia di un sentiero di sabbia, uscita dal nulla cosa vedo?
Un ambulanza tutta bianca con su scritto Distretto Sanitario di Kaffrine che avanza lentamente verso di noi. Mi stropiccio gli occhi. Il sole e i rimorsi devono avermi fatto uno brutto scherzo perchè ora ho le visioni....
Ma visioni o no mi piazzo davanti per fermarla.
Si è fermata e un signore scende. Non è una visione. E' vera.
Tiro fuori la mia carta di medico, gliela mostro e dico che c'è un malato grave che ha bisogno di essere portato in ospedale.
Il signore dell'ambulanza mi dice di chiamarlo e di fare presto perché stanno portando un altro malato grave all'ospedale di Kaffrine..
La nostra accompagnatrice è corsa a prendere il papà di Yeri. Lo sorregge anche la nonna, sua madre che partirà con lui.

Tutto il villaggio accorre. Non avevano mai visto un ambulanza passare di li.

Lo sdraiano sul lettino. Chiudono le porte e l'ambulanza attraversa il villaggio per sparire dall'altra parte.
Io rimango a bocca aperta a quardare la visione che si allontana.....
E' la prima volta che un ambulanza passa da quel villaggio ed è passata proprio quel giorno, quel preciso momento, in quel preciso luogo, accanto alla capanna del padre di Yeri e accanto alla macchina dove ero in piedi a cercare di gestire la mia coscienza.

Ho capito che è un miracolo. Un miracolo legato all'energia meravigliosa che c'è ancora in certi villaggi sperduti della savana africana, dove la gente vive con la natura e la spiritualità.
Avevo passato tutta la notte prima alla cerimonia religiosa del Gamou, in mezzo a canti religiosi, preghiere, benedizioni e persone in transe C'ero andata per fare piacere e rispondere all'invito del responsabile del Daara perchè ha dimostrato una grande fiducia nei nostri progetti mandando tutti i talibé che lo desiderano alla Scuola di Enfance et Paix.
Avevo passato tutta la giornata fra baobab, capanne e gente che malgrado le difficoltà sapeva mantenere la dignità e la speranza.
Non sono religiosa ma l'energia che si sente in questi posti ti fa capire perchè qui i miracoli sono ancora possibili.






martedì 20 febbraio 2018

RAPPORT DES VOLONTAIRES SYLVESTRE ET LALA SUR LE VOYAGE A NIAHENE



Niahène est le village d’origine de l’imam Niah, le responsable du Daara de Mame Khalifa Niass aux Parcelles Assainies. Parmi les 3 Daaras qui collaborent avec le projet de Janghi en permettant à leurs talibés de venir fréquenter l’Ecole de Enfance et Paix, celui de Mame Khalifa Niass est le plus engagé, avec le plus grand nombre de talibés présents à l’école.
Chaque année l’Imam Niah organise le Gamou dans son village et à cette occasion il amène avec lui quelques talibés qui peuvent ainsi revoir leurs parents car ils sont presque tous originaires de Niahene ou des villages environnants.
Depuis l’année dernière Janghi donne un appui pour le transport permettant ainsi à un nombre beaucoup plus élevé de talibés de retourner chez eux.
Cette année nous avons répondu tous les trois, Lala, Sylvestre et Mme Mbow, à l’invitation de l’imam de nous rendre a Niahène pour participer au Gamou.
C’était une occasion pour connaitre de plus près les familles et milieux d’origine des talibés que nous soutenons.




COMPTE RENDU DE LALA ET SYLVESTRE


02/02/18
Départ sur Dakar a 11h. Après 280km vers le sud est nous sommes arrivés à Niahène à17h.
Un accueil chaleureux des talibés et de l’Imam, suivi d’une présentation des invites au Gamou qui venaient le saluer dans sa case.
Entre temps les talibés nous ont amené nos bagages dans la case qui nous avait été réservé pour l’occasion.



L’imam nous a expliqué le programme de la soirée avec le début de la cérémonie du Gamou prevue à 23h ce qui nous a permis d’aller découvrir le village et ses habitants.






A 23h nous nous sommes rendu au   du gamou ou les gens du village de l’imam et ses invites dont le khalife de Leona niassene CHEIKH TIDIANE NIASS était présent.

Le début du gamou était marque par des chants religieux et des louanges du prophète Mouhamed (psl) de temps en temps des discours et présentation des invites. L’imam a souligné l’enseignement de Baye Niass et surtout homogénéité et l’universalité de lislam.
Nous sommes rest2s sur les lieux jusqu’à la fin de la cérémonie à 6h du matin. 

03/02/18
Juste apres la cérémonie, pendant que nous essayons de dormir un peu, les enfants talibés venus quelques jours auparavant de Dakar, partaient pour leurs villages respectifs pour saluer les parents car leur retour au Daara était prévu déjà le lendemain avec le bus qui les attendait à Niahène.

Trois talibés: Abdou Ndiaye, son frère Aliou et El hadj Sy nous attendaient pour nous guider jusqu'à chez eux et profiter du passage. Nous sommes partis a 11h mais comme ils ne reconnaissaient plus bien le chemin vers leur village nous avons failli nous perdre.

Ils ont preferé donc qu'on passe dabord a Toune, chez l’oustaz Wilane, adjoint de l'Imam, qui leur apprend le Coran au Daara et qui nous aurait indiqué le chemin.

L’oustaz nous a accompagné a Kebe Thiéyène

voir les parents d’Abdou et Aliou

ainsi que ceux de El Hadji qui ne les voiait pas depuis 6 ans lorsqu’il était venu au Daara à Dakar en 2012 a l’age de 4 ans. Il fait connaissance abvec sont petit frère qu'il n'avait jamais vu.


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et nous parlons aussi avec sa grand mère qui est heureuse d'avoir revu sont petit fils.

Les parents de Abdou et Aliou ont voulu qu’on partage le repas chez eux mais la maman de El Hadji a voulu elle aussi nous amener son plat.

Nous avons parlé avec les parents des enfants sur l’importance des extraits de naissance et ils nous ont promis qu’ils feront le necessaire et les remettront à l’oustaz avant qu’il ne rentre à Dakar.


Nous sommes ensuite partis pour Bentenké chez Kabou



et chez Ousseynou


Ils nous avaient devancé depuis le matin très tot et nous attendaient avec leur familles qui montraient la joie de les avoir revus.   

Nous sommes allés voir aussi les familles des talibés du village qui n’ont pas pu faire le déplacement. C’est ainsi que nous avons rencontré la maman de Mandao Ndao qui nous a accompagné partout. (2943)

Elle nous a montré les enfants de l’école coranique du village qui étaient en train de prier.

Elle nous a expliqué que l'école coranique était beaucoup plus frequentée que l’école formellme publique, plus éloignée et avec seulement 2 classes ne permettant meme pas de terminer le cycle primaire. 

Elle nous a accompagné chez la grand-mère de Yeri (un autre talibé resté à Dakar)

qui se plaignait de l’absence de la mère de l’enfant et qui nous a dit d’aller voir le père qui était seul. On le retrouve enferme dans sa case avec une grosse infection du pied qui l’empêche de marcher depuis 4 jours.
Mme Mbow racontera elle-même ce qui s’est passé d’extraordinaire dans cette rencontre.

04/02/18
A notre dernier jour nous avons fait le tour du village de Niahène pour rencontrer les parents des enfants talibés originaires du village.

Nous nous sommes rendu chez les parents de Babacar et Sidi Lamine Niah ensuite chez Mansour Niah.



A chaque fois les parents nous accueillaient avec beaucoup de joie et avant notre depart ils cherchaient toujours un cadeau a nous donner que ca soit des arachides (gerte) du pain de singe (buye), ou des jujub (sidem). 
Et nous avons pu encore nous plonger au village et voir la vie des autres membres des familles des talibés. Nous avons découvert par exemple que beaucoup de talibés ont des soeurs qui vont à l'école et certaines meme au collège. 



Dans l'apres midi nous sommes allés a Diokoul village qui se trouve a 3 km de Niahene et nous avons rencontre les parents de Modou Ba et ceux de de Babacar Ba



Nous avons encore insisté pour que leurs enfants aient les extraits de naissance et avons promis de fornir de l'aide pour cela en cas de besoin.