mercoledì 27 aprile 2016

Lezione a scuola

Lezioni di biologia e tossicologia agli studenti di Enfance et Paix a Dakar.

Durante la mia permanenza a Dakar, nell’autunno 2015, ho avuto la fantastica opportunità di fare un paio di lezioni agli studenti della scuola Enfance et Paix di Dakar nell’ambito di un progetto di Janghi Onlus. Ho cercato un argomento che rispecchiasse la mia preparazione di Neurobiologo ma che al tempo stesso potesse catturare la loro piena attenzione e fosse utile alla loro formazione. Considerando che si trattava di adolescenti, ho scelto l’argomento della droga in quanto i primi contatti con questa avvengono in genere proprio nell’adolescenza. Inoltre non credo che esista un programma scolastico che riesca ad affrontare di petto questo problema. L’argomento viene spesso trattato marginalmente se non addirittura taciuto come un tabù. Credo che anche in famiglia non se ne parla abbastanza, sia per scarsa conoscenza che per paura di scoprire o in qualche modo legittimare il consumo di droga. Gli adolescenti entrano in contatto con gli stupefacenti spesso completamente disinformati e condizionati dai luoghi comuni e inquietudine della loro età.  I pericoli maggiori e le intossicazioni potenzialmente letali possono incorrere nelle prime esperienze anche a causa dell’ignoranza.

In questo contesto l’arma più efficace è l’informazione. Tuttavia, poiché gli adolescenti non sono stupidi ne amano essere presi in giro, deve trattarsi d’informazione corretta, attuale e sostenuta da evidenze scientifiche e obbiettive, sgravata dai tabù, credenze e dettami morali della società. La distinzione tra le varie sostanze, i loro effetti, i danni potenziali, i dosaggi, le modalità di somministrazione e loro pericoli sono molto importanti perché offrono dei parametri concreti che potrebbero salvargli la vita. La capacità di distinguere tra effetto tossicologico reale e quello culturale permette da un lato di offrire dei riferimenti inconsueti o ignorati (molti si stupiscono che l’alcol o il tabacco siano droghe a tutti gli effetti) e dall’altro è molto efficace nel riconsiderare l’argomento da un punto di vista diverso, più asettico e privo della spinta emotiva. Rendersi conto che la droga include anche sostanze legali ampiamente diffuse o che attività come il gioco d’azzardo o lo stesso abuso del potere economico e politico siano meccanismi psicologici analoghi alla tossicodipendenza, aiuta i ragazzi ad avere un quadro più ampio del problema ridimensionando la visione romantica e ribelle dell’immaginario giovanile. 
Un atteggiamento imparziale, seppur accademico, favorisce il dialogo e l’apertura dei ragazzi permettendo di capire, e forse prevenire, situazioni pericolose spesso taciute per paura o diffidenza. Questo tipo di approccio non garantisce certo immunità ma fornisce, attraverso la conoscenza, gli strumenti adeguati d’analisi e discussione. La consapevolezza, infatti, incrementa la valutazione oggettiva e favorisce la crescita intellettuale indipendente. 
Ero molto preoccupato di fare una lezione noiosissima e, in questo modo, annullare tutti i benefici di cui ho parlato prima. Sono partito dalla struttura e funzionamento della cellula nervosa. Ho descritto i meccanismi di propagazione elettrica e chimica e gli effetti degli stimoli esterni. Ho spiegato come le nostre emozioni, reazioni e decisioni fossero dunque condizionate sia dagli stimoli ricevuti attraverso i nostri sensi che dalla memoria di eventi simili pregressi. Gli ho fatto notare che, proprio in quel momento, il loro cervello stava elaborando lo stimolo esterno (la mia lezione) e stava valutando le informazioni non solo da un punto di vista nozionistico ma anche in base alla mia prestazione, generando emozioni che potevano andare dalla curiosità alla noia, alla simpatia o al giudizio. 

Ho insistito su quel punto chiedendogli se conoscessero altre cose, al di fuori dei cinque sensi, che potevano influenzare i loro comportamenti e pensieri. Silenzio di tomba. Ho indugiato a lungo sulla domanda con il proposito di alzare la tensione. Poi ho tirato fuori una noce di cola dalla tasca mostrandogliela. Ho chiesto se la conoscessero e tutti hanno annuito. Ho dato un morso alla noce e ho chiesto se quell’azione potesse portare degli stimoli al mio cervello oltre a quelli generati dalle mie papille gustative. Ho spiegato che i miei battiti cardiaci stavano aumentando, la pressione sanguigna stava variando. Gli ho fatto notare che una pianta, una banale pianta, stava manipolando il mio sistema nervoso e influenzando il mio metabolismo. Gli ho chiesto se avessero mai pensato che una pianta potesse prendere il comando del cervello. A quel punto hanno cominciato ad entrare più vivacemente nella discussione elencando altre piante con effetti analoghi, come il tè e il caffè, per poi giungere alle droghe più classiche.  Abbiamo suddiviso e classificato le droghe in base al loro effetto e la loro potenza. Abbiamo valutato le conseguenze, i danni, i meccanismi di dipendenza. Abbiamo discusso di come una sostanza possa alterare il comportamento fino al punto di condizionare pesantemente la vita stessa di una persona. Abbiamo analizzato la differenza tra effetti psicoattivi, farmacologici e tossicologici reali e quelli legali, culturali e morali. Abbiamo constatato che esistono anche altri tipi di droghe come il denaro o il potere che, pur non essendo sostanze stupefacenti, potevano creare una vera e propria dipendenza.  E’ stata una discussione ampia, partecipata e molto stimolante. Ho concluso la lezione spiegando come la conoscenza fosse uno strumento formidabile perché gli avrebbe resi capaci di valutare le possibili conseguenze e condizionamenti derivanti dall’uso e abuso delle droghe. E’ stata un’esperienza molto interessante, sono nati molti spunti di approfondimento e discussione che mi auguro di poter affrontare di nuovo in futuro, in shāʾa llāh.